Richard lo guardò dritto negli occhi, questa volta senza esitazione.
"Colombe?"
Leo indicò il corridoio dietro di lui, verso gli ascensori che portavano ai piani inferiori.
"Aveva fretta", disse, cercando di ricordare ogni dettaglio esattamente come era accaduto.
"Mi è venuta addosso vicino alle scale. Le è caduto qualcosa."
"Cosa?"
Leo esitò, stringendo di nuovo i pugni, perché ciò che stava dicendo ora aveva un'importanza che non comprendeva appieno.
"Una piccola valigetta", rispose, "come quelle che usano i medici per trasportare i loro strumenti."
Gli occhi del giovane medico si spalancarono leggermente.
"Non è normale per il tuo turno", mormorò.
Richard non aspettò.
"Trovatela", disse alle guardie di sicurezza, con voce ora autoritaria, senza lasciare spazio a esitazioni o dubbi.
Due guardie scattarono immediatamente in azione, la loro precedente indifferenza nei confronti di Leo completamente svanita, sostituita da un senso di urgenza.
La stanza si agitò di nuovo, questa volta per un motivo ben più serio di un'emergenza medica.
Leo fece un altro passo indietro, il suo ruolo improvvisamente poco chiaro, la sua presenza non più invisibile ma nemmeno del tutto gradita.
Isabelle lo guardò, lo guardò davvero per la prima volta, e la sua espressione si addolcì in un modo che non aveva mai sperimentato prima.
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