Mi coprii la bocca.
Non riuscivo a parlare.
Due.
Non era un bambino.
Erano due.
Due vite che crescevano dentro di me mentre fuori tutti mi chiamavano traditrice.
Due cuori che battevano mentre Diego brindava a Paola da Polanco.
Due bambini che il loro stesso padre aveva rinnegato prima ancora di sapere della loro esistenza.
La dottoressa spense l'audio per darmi un po' di spazio, ma l'eco del suo battito cardiaco continuava a risuonare nella mia testa.
Diego si sedette improvvisamente sulla sedia.
Fu come se gli avessero amputato le gambe.
"No", sussurrò. "No, no, no."
Paola lo guardò con un misto di rabbia e paura.
"Gemelli?"
La dottoressa si corresse dolcemente.
"Gravidanza gemellare iniziale. Richiederà un attento monitoraggio."
Piangevo, ma non tanto quanto avevo pianto in bagno.
Lui piangeva in modo diverso. Con dolore, sì.
Ma anche con rinnovata forza.
Mi asciugai il viso con il dorso della mano.
"Dottoressa, i miei figli stanno bene?"
I miei figli.
Quello che dissi mi spezzò il cuore e allo stesso tempo mi rincuorò.
"Per ora, sì", rispose lei. "Entrambi hanno una funzione cardiaca normale. Avremo bisogno di controlli frequenti, di un periodo di riposo relativo a seconda dell'evoluzione della malattia, di esami e di tanta tranquillità."
Diego scoppiò a ridere.